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Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dagli allievi di Funakoshi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro università.
G. Funakoshi chiama questo dojo "Shotokan" (La casa nel fruscio della pineta).
Il periodo dello Shotokan (dal 1938 al 1945), nasce il primo marzo 1938, proprio quando il dojo Shotokan viene costruito. Esso diventa il centro dell'insegnamento del karate di G. Funakoshi ed è frequentato da numerosi adepti fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Sarà distrutto dal bombardamento del marzo 1945.
Perchè il nome ”SHOTOKAN” ?
G. Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie, ne calligrafava con notevole arte; egli aveva scelto come pseudonimo di calligrafo Shoto (fruscio della pineta). II suo paese natale era infatti dominato dal castello di Shuri, che era prolungato da colline e da monti coperti da foreste di pini. Questi formano una lunga catena chiamata Kobisan (Monti della coda di tigre). G. Funakoshi aveva l'abitudine, in gioventù, di passeggiarvi spesso, di giorno e anche di notte, al chiaro di luna o sotto le stelle. Il fruscio dei pini lo accompagnava da allora. Firmando Shoto le sue poesie calligrafate, il ricordo del canto della pineta lo riportava ai sentimenti dell'infanzia e della giovinezza. E quando egli sceglie Shoto come nome del suo dojo di karate, vuole ancora legare l'immagine del fruscio della pineta alla via che segue nel karate. "Amerei proseguire la via del karate, cosi come la vita, nella grazia della verità intrinseca alla calma del fruscio dei pini", scrive Funakoshi.
E' nella primavera del l938 che egli affigge l'insegna "Shotokan" (kan significa casa o dojo) davanti al suo dojo. Questo nome sarà in seguito utilizzato per designare la sua scuola. G. Funakoshi ha 70 anni.
“sull'isola
immersa nel sole del sud
caduta dal cielo, è l'arte della mano nuda,
che mi preoccupa, perché non deve spegnersi.
Chi vorrà farla sopravvivere e fiorire?
Davanti al cielo azzurro io assumo l'impegno.”
(Gichin Funakoshi)
Il Karate-Do
Il karate-do è un'arte marziale intesa a formare il carattere attraverso la pratica, perciò il karateka è effettivamente in grado di sormontare qualsiasi ostacolo, sia esso tangibile o intangibile.
Il karate-do è un'arte di autodifesa a mani nude in cui braccia e gambe vengono preparate sistematicamente al punto che l'attacco improvviso di un avversario può essere controllato con un'efficacia non dissimile da quella che possono dispiegare le armi moderne.
Il karate-do è un'attività fisica che rende il karateka padrone di tutti i movimenti del corpo come il piegarsi. il saltare, il rimanere in equilibrio, e il muovere gli arti e il corpo in avanti e indietro, a destra e a sinistra, verso l'alto e verso il basso. liberamente e uniformemente.
Le tecniche del karate-do sono controllate dalla forza di volontà del karateka e giungono al bersaglio spontaneamente e con precisione.
L'essenza delle tecniche di karate è il kime. Kime significa eseguire un attacco esplosivo diretto al bersaglio impiegando la tecnica appropriata e la massima potenza nel lasso di tempo più breve.
Molto tempo fa era in uso l'espressione ikken hissatsu che significava «uccidere in un solo colpo», ma dedurne che lo scopo del karate sia quello di uccidere è pericoloso oltre che sbagliato.
Il kime
si può effettuare percuotendo, colpendo di pugno o di
calcio, ma anche parando. Una
tecnica carente di kime non può in nessun modo venir considerata vero karate, e non importa quanto questa esteriormente possa sembrare tale. le gare non fanno eccezione; tuttavia è contrario alle regole giungere al contatto vero e proprio per il pericolo che ciò comporta.
Sun-dome significa arrestare la tecnica appena prima del contatto col bersaglio ( un sun equivale a circa tre centimetri ). Ma non portare una tecnica al kime non è vero karate, e di conseguenza il problema consiste nel come sanare la contraddizione che sussiste tra kime e sun-dome.
La risposta è questa: il bersaglio si stabilisce convenzionalmente appena prima del punto vitale dell'avversario. lo si potrà allora colpire controllando nello stesso tempo il colpo, senza arrivare al contatto.
L'allenamento trasforma le varie parti del corpo in altrettante armi che possono venire impiegate liberamente e con efficacia. Ma la qualità necessaria a realizzare tutto questo è l'autocontrollo.
Per vincere occorre innanzi tutto
vincere se stessi.
M. Giachin FUNAKOSHI

Gichin Funakoshi comincia a
praticare il karate verso l'età di 12 anni sotto la direzione di Anko Asato,
uno dei più brillanti discepoli di Sokon Matsumura. G. Funakoshi, compagno
di classe del figlio maggiore di Anko
Asato, va spesso a giocare da lui, ed è a poco a poco
attratto dalla sua arte. Divenuto il discepolo appassionato di
A. Asato, continuerà per tutta la vita ad
approfondire il karate.
G. Funakoshi
nasce a Okinawa nel 1868, primo anno dell'era Meiji, periodo in cui il Giappone passa dal feudalesimo
all'era moderna. Egli appartiene a una famiglia di funzionari
molto legata alla tradizione, malgrado una situazione economica spesso
instabile. G. Funakoshi vuole dapprima studiare
medicina ma, al momento di presentarsi a scuola, prende conoscenza della
seguente regola: "Uno studente di medicina non deve portare la
crocchia". Nella società antecedente alle riforme, i capelli raccolti a
crocchia testimoniavano il rango della famiglia e simboleggiavano materialmente
la continuità con gli antenati. L'importanza che riveste in Giappone il culto
degli antenati è particolarmente accentuata ad
Okinawa, e G. Funakoshi, non potendo accettare una
simile offesa, preferisce rinunciare alla medicina. Conserva la crocchia fino
all'età di vent'anni, e, quando decide di tagliarsi i capelli, ciò provoca un
conflitto familiare. Per tutta la vita resterà profondamente legato alla
tradizione; così, molto più tardi, quando sua moglie, nel corso degli anni
Venti, potrebbe raggiungerlo a Tokyo, dove egli si è stabilito, non potrà
farlo, poiché in tal caso nessuno rimarrebbe a occuparsi
della tomba degli avi. A 21 anni, G. Funakoshi
diventa insegnante a tempo determinato in una scuola elementare della città di Naha, e continuerà a mantenere 1'incarico di educatore a Okinawa per oltre trent'anni. In seguito
parte per Tokyo per presentare e diffondere nel centro del Giappone 1'arte
della sua isola natale. Quando fonda la sua scuola di karate, 1'esperienza di educatore emerge nel suo rapporto con gli allievi, i
quali lo rispetteranno tanto più in quanto, insieme al karate, egli insegna uno
stile di vita.
I Maestri di Funakoshi
A partire dall'età di 12
anni, G. Funakoshi studia il karate sotto la
direzione di A. Asato.
L'allenamento in quel periodo si svolgeva di notte, al1'aperto, spesso in un
giardino. G. Funakoshi scrive: "In quell'epoca
mi sono allenato a un solo kata
per molti mesi, e perfino per molti anni. Dovevo continuare, senza sapere per
quanto tempo, fino a che il mio maestro dicesse
"si". E il maestro non diceva mai
"si". Per questo la durezza dell'allenamento è difficile da descrivere.
Il Maestro Asato non mi toglieva mai gli occhi di
dosso per tutto il tempo degli allenamenti nel suo giardino. Egli rimaneva
nella veranda, seduto ben diritto sui talloni, senza cuscino. Era tuttavia già
molto anziano... Quando terminavo un kata, mi diceva solo "bene", "si", o
"ancora", senza mai un complimento. Dovevo solo continuare a ripetere
senza fine la stessa cosa, inzuppato di sudore. A fianco del maestro seduto era
sempre appoggiata una lampada a petrolio il cui chiarore pareva affievolirsi, e
talvolta mi accadeva di non percepirla più a causa della fatica. L'allenamento
proseguiva fino all'alba". Asato ha una grande reputazione come maestro dell'arte del te o to de.
G. Funakoshi
è tuttavia il solo suo discepolo che si conosca.
Questo è nella logica dell'esoterismo della trasmissione del
karate prima del secolo XX. E' all'inizio della sua carriera nell'insegnamento
scolastico che G. Funakoshi fa la conoscenza di Anko Itosu,
amico intimo di A. Asato e come lui discepolo di S. Matsumura. A. Itosu è anch'egli
conosciuto come un grande maestro, ma a differenza di Asato, si interessa ai problemi dell'educazione nel sistema
scolastico allora in via d'elaborazione. Seguendo il consiglio di A. Asato, G. Funakoshi sarà d'ora in avanti il discepolo di questi due
maestri. Hanno entrambi lo stesso nome, all'incirca la stessa età, sono stati formati dallo stesso maestro, ma ciascuno ha la
propria concezione del karate. Le loro idee differiscono tanto quanto le loro
morfologie. A. Asato era di grande
taglia, largo di spalle, con occhi penetranti. "Era come un antico
guerriero", scrive G. Funakoshi. A. Itosu non era alto, e il suo corpo era "come una
botte". Secondo l'insegnamento di Asato: "Bisogna considerare le mani e i piedi
dell'avversario come una spada", non bisogna dunque lasciarsi mai toccare.
Secondo Itosu: "Se l'attacco dell'avversario non
è efficace, si può ignorarne volontariamente l'effetto lasciandosi
toccare", quindi "anche rafforzare il corpo contro i colpi è
importante". Occorre sottolineare che,
nell'antico stile di insegnamento del karate, non soltanto le tecniche, ma la
concezione del combattimento potevano variare seguendo la morfologia e la
personalità, e la trasmissione era estremamente personale e limitata. L'antico
stile di trasmissione era esoterico, ma aveva al tempo stesso una grande flessibilità, che corrispondeva alla
personalizzazione dell'arte. G. Funakoshi continua a
proseguire la pratica del karate sotto la direzione di questi due maestri,
parallelamente al proprio lavoro a scuola. Scorgendolo talvolta rincasare
all'alba, i vicini credono che rientri dopo aver passato tutta la notte in un
quartiere di piacere, ed egli non li disillude; anche questo mostra 1'aspetto
di segretezza della pratica del karate.
L'insegnamento del karate aTokyo
Nel 1921, il Principe
imperiale, in viaggio verso l'Europa, si ferma a
Okinawa. E' un avvenimento eccezionale. In questa occasione
G. Funakoshi è incaricato di dirigere una
dimostrazione di karate fatta dagli scolari. Nel 1922, un anno dopo questo avvenimento, è organizzata a Kyoto un'Esposizione
nazionale di educazione fisica, e G. Funakoshi vi è
mandato per presentare il karate di Okinawa. Egli
pensa di ritornare a Okinawa dopo queste
dimostrazioni.
Ma J. Kano, fondatore del judo,
che ricopre importanti funzioni al ministero dell'Educazione, lo invita a
tenere una presentazione del karate nel suo dojo Kodokan, a Tokyo. Accettando la sua richiesta, G. Funakoshi aveva pensato di prolungare il suo soggiorno a Hondo di qualche giorno soltanto. Ma, in
seguito agli incoraggiamenti ricevuti da J. Kano dopo questa
dimostrazione, decide di restare a Tokyo per diffondervi 1'arte del suo paese.
All'età di 53 anni, G. Funakoshi abbandona quindi le
sue funzioni di insegnante e, lasciando moglie e figli
a Okinawa, comincia a vivere da solo a Tokyo, per far conoscere il karate. Si
ritrova senza lavoro, ma con la passione di far conoscere 1'arte della sua
regione ai giapponesi, che consideravano questa un po' come un'isola straniera.
In quest'epoca, la popolazione di Okinawa aspira ad
affermare la sua identità culturale e nazionale giapponese; Funakoshi
non fa eccezione, e la sua passione per la diffusione del karate è una
manifestazione di questa volontà collettiva. La dimostrazione al Kodokan ebbe luogo il 17 maggio 1922. Shinkin
Gima, originario di Okinawa
e studente all'università, che partecipava a questa dimostrazione, racconta:
"Per la dimostrazione, il maestro Funakoshi ha
fatto innanzi tutto una presentazione del karate di Okinawa e del percorso di
ognuno di noi. Poi ha eseguito il kata Ku-shan-ku; in seguito io ho
eseguito Xaifanchi. Dopo la dimostrazione dei kata, abbiamo mostrato un esercizio di combattimento
convenzionale... Dopo la dimostrazione il maestro Kano
ha detto: "Signor Funakoshi, penso che il karate
sia un'arte marziale onorevole. Se pensa di
diffonderla a Hondo, potrei darle un aiuto, qualunque
esso sia. Mi dica cosa posso fare per lei". Sono certo che è a seguito di
queste parole di incoraggiamento che il maestro Funakoshi ha deciso di rinunciare a ritornare a
Okinawa". Non avendo alcuna risorsa, G. Funakoshi
lavora come portinaio in un pensionato per studenti originari di Okinawa, chiamato Meisei-juku.
E' alloggiato in una camera di "tre tatami" (5 m²). Il suo lavoro
principale è la pulizia quotidiana della casa e del giardino, la distribuzione
della posta agli studenti e 1'accoglienza dei visitatori. Il suo lavoro
corrisponde all'affitto; gli occorre dunque guadagnare di che nutrirsi, per
questo ottiene il permesso di utilizzare la sala conferenze per insegnare il
karate. All'inizio, ha solo pochissimi allievi: "Avevo
talvolta l'impressione di lottare da solo, senza avversario", racconta.
Capita frequentemente che visitatori venuti per vedere il maestro di karate
prendano Funakoshi per un vecchio impiegato
incaricato delle faccende nella pensione. Tuttavia, in capo a due o tre anni,
il numero di allievi comincia ad aumentare. Gruppi di
studenti di molte università formano dei club di
Karate. Il particolare modo di insegnamento e di
trasmissione del karate in Giappone si costituirà a partire dai rapporti
gerarchici tra gli studenti. Questi rapporti formano degli ingranaggi dinamici
tra studenti ed ex-allievi della stessa università, non soltanto nel campo
dello sport o delle arti marziali, ma anche nelle relazioni di lavoro
all'interno di una stessa impresa o tra aziende diverse. Di fatto, la dinamica sociale, in Giappone, si basa spesso su questo tipo
di relazioni gerarchiche. E le scuole di karate che hanno conosciuto una grande estensione si sono appoggiate su questi canali tipici
del Giappone. E' per questo che la diffusione del
karate nelle diverse università è stata molto importante.
Scrive Funakoshi:
"In quell'epoca, vivevo ogni giorno con l'impressione di vedere un
chiarore che si ingrandiva poco a poco nella notte
tenebrosa... non era più, quindi, una lotta senza avversario..., il mio petto
si gonfiava spesso di gioia".
I Venti precetti della Via del Karate
Nel 1935, G. Funakoshi scrive la sua opera più importante, intitolata Karate-do kyohan (Testo di insegnamento del karate-do). E' senza dubbio il periodo più felice della sua vita. Già diverse università di Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il numero di allievi aumenta, ogni giorno egli va a insegnare in un'università diversa. La sua situazione materiale migliora. Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dai suoi allievi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro università. G. Funakoshi chiama questo dojo "Shotokan" (La casa nel fruscio della pineta).
G. Funakoshi scrive
"I venti
precetti della via del karate" quando il Giappone e già in
guerra con la Cina dal 1937 eccoli qui elencati:
1. Non
bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto, e termina con il
saluto.
2. Nel karate, non si prende 1'iniziativa dell'attacco.
3. Il karate è un complemento della giustizia.
4. Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.
5. Nell'arte, lo spirito importa più della tecnica.
6. L'importante è mantenere il proprio spirito aperto verso l'esterno.
7. La disgrazia proviene dalla pigrizia.
8. Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.
9. L'allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.
10. Vedi
tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.
11. Il karate è come 1'acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.
12. Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.
13. Cambia secondo il tuo avversario.
14. L'essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.
15. Considera gli arti dell'avversario come altrettante spade.
16. Quando un uomo varca la porta di una casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici.
17. Mettiti in guardia come un principiante, in seguito
potrai stare in modo naturale.
18. Bisogna eseguire correttamente i kata,
essi sono differenti dal combattimento.
19. Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza
del corpo e il ritmo nelle tecniche.
20. Pensa ed elabora sempre.
Funakoshi dopo la guerra Mondiale
Nel 1941, tre anni dopo la
costruzione del dojo Shotokan,
scoppia la guerra del Pacifico.
Nel 1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la
sua costruzione, è annientato sotto i bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente. La guerra termina,
lasciando il Giappone in un disordine desolante. G. Funakoshi,
a 77 anni, lascia Tokyo per raggiungere sua moglie che si era
rifugiata a Oita (nel sud del Giappone). Essi
si ritrovano dopo una lunga separazione e vivono insieme coltivando da soli
della verdura e raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare. La vita non è
certo facile, ma finalmente sono insieme. Due anni più tardi, nel 1947, sua
moglie si ammala improvvisamente e muore poco tempo dopo. Prima di morire gli domanda di coricarla in modo che prima la sua testa si
trovi in direzione di Tokyo, poi nella direzione di Okinawa. Scrive G. Funakoshi: "Ha pregato l'Imperatore, e ha detto addio
ai suoi figli che vivevano a Tokyo, poi ha salutato i suoi antenati che sono
sepolti a Okinawa. Questa fu la fine di mia moglie,
che aveva fatto di tutto perché io potessi proseguire nella via del
karate". Effettivamente, coricarsi con la testa nella direzione di
qualcuno è un segno di rispetto, girare i piedi nella sua direzione è
un'offesa. Possiamo vedere in questo atto d'addio
della signora Funakoshi, la concretizzazione di un
modello culturale di prima della guerra che, anche se non è più messo in
pratica, resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei. In questo
stesso 1947, Yoshitaka, il figlio al quale aveva affidato lo Shotokan, muore
anch'egli. G. Funakoshi, ha l'impressione di aver
perduto tutto con la guerra. Tuttavia gli studenti hanno ripreso l'allenamento
all'università, malgrado l'atmosfera di depressione
che investe tutto il Giappone dopo la disfatta, e gli allievi anziani
sopravvissuti ai campi di battaglia cominciano a ritornare. G. Funakoshi, ha 80 anni, ritorna a Tokyo. I suoi allievi
anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la
scuola Shotokan. Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoshi, dell'età di 81
anni. Sembra, per un momento, che l'unita della scuola Shotokan
sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta,
le divergenze di opinione sui modi di praticare e di
insegnare il karate, e anche sull'organizzazione della scuola, suscitano
conflitti. Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di anno in anno.
Gichin Funakoshi muore nel 1957,
all'età di 89 anni.
Altri Maestri importanti che rappresentano il KARATE
SHOTOKAN in ITALIA

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M° MASATOSHI NAKAYAMA

Il Maestro Masatoshi
Nakayama, 10 Dan, è da considerarsi in assoluto uno dei più grandi
maestri nella storia del Karate moderno, ovvero post Funakoshi. Capo Istruttore della J.K.A.. con lui si sono allenati, perfezionati e diventati
grandi maestri come Tanaka,
Shirai, Kanazawa, Kase
etc… Nato nel 1913 inizia
la pratica del Karate nel 1931 sotto la guida di Gichin Funakoshi. Nel 1937 si laurea presso
Stabilire chi vince
o chi perde non è lo scopo ultimo del Karate-do.
Questa è un'arte di autodifesa a mani nude in
cui braccia e gambe vengono preparate sistematicamente al punto che l'attacco
improvviso di un avversario possa essere controllato con un'efficacia non
dissimile da quella che possono dispiegare le armi moderne.
Il Karate-do è un'attività fisica che rende il karateka
padrone di tutti i movimenti del corpo come il piegarsi, il saltare, il
rimanere in equilibrio ed il muovere gli arti ed il corpo in avanti e indietro,
a destra ed a sinistra, verso l'alto e verso il basso, liberamente ed
uniformemente.
Le tecniche del
karate-do vengono controllate dalla forza di volontà
del karateka e giungono al bersaglio naturalmente e con precisione.
L'essenza della
tecnica del Karate è il kime.
Kime significa eseguire un attacco esplosivo diretto al
bersaglio impiegando la tecnica appropriata e la massima potenza nel lasso di tempo più breve.
Molto tempo fa era in uso l'espressione "ikken
hissatsu" che significa "uccidere in un sol
colpo", ma dedurne che lo scopo del karate sia quello di uccidere è pericoloso oltre che errato.Il kime può essere effettuato
percuotendo, colpendo di pugno o di calcio, ma anche parando. Una tecnica carente di Kime non può in nessun
modo venir considerata vero Karate, e non importa quanto questa esteriormente
possa sembrare tale. Le gare non fanno eccezione; tuttavia è contrario alle
regole giungere al contatto vero e proprio per il pericolo che ciò comporta. Sun-dome significa arrestare la tecnica appena prima del
contatto col bersaglio (un sun equivale a circa
L'allenamento trasforma le varie parti del corpo in altrettante armi
che possono venir impiegate liberamente e con efficacia. Ma
la qualità necessaria tutto questo è l'autocontrollo.
Per vincere occorre
innanzitutto vincere se stessi.
Sensei Masatoshi NAKAYAMA
Il Karatè Tradizionale stile Shotokan che si studia presso di noi ha dato
il nome, fin dal lontano 1970, alla nostra Associazione e da allora,
ininterrottamente, la nostra Scuola si è distinta nella formazione di numerosi karateka.E’ una disciplina molto utile per la formazione
del carattere (padronanza delle proprie possibilità e sicurezza di sé), per il corpo (velocità, tonicità e coordinazione) e
per la mente (concentrazione e autocontrollo).
Per queste ragioni il Karatè è
considerato un’eccellente difesa personale.
Karatè Tradizionale e Karatè
sportivo
Le seguenti riflessioni sono del grande Maestro Masatoshi
Nakayama, 10° dan e storico
Capo-istruttore della Japan
Karate Association, oltre che allievo diretto e
successore del fondatore del Karaté moderno Funakoshi Gichin, e furono
espresse diversi anni fa, in occasione dell’avvento del cosiddetto “Karatè
sportivo”. Ritengo siano sempre di grande attualità.
“Il Karatè esiste da sempre come arte di autodifesa e
come mezzo per accrescere la conoscenza e mantenere la salute. Ma negli ultimi vent’anni è stata sperimentata ed è venuta
alla ribalta una nuova disciplina: il Karatè sportivo. Nel Karatè sportivo si
organizzano delle competizioni allo scopo di determinare il livello di abilità dei partecipanti, ma, bisogna sottolinearlo, c’è
molto da rammaricarsi. C’è, infatti, una diffusa tendenza a porre troppa enfasi
sulla gara sportiva, preferendo intraprendere al più presto il
jiyu kumité, anziché curare
lo studio delle tecniche fondamentali.
Dare troppa importanza alla competizione sportiva non fa progredire né nella
pratica dei fondamentali d’allenamento né nella propria crescita complessiva,
anzi, può alterarle. E non solo, perché ciò renderà ben
presto il praticante incapace di eseguire tecniche forti ed efficaci, che da
sempre, invece, caratterizzano l’essenza originale del Karatè-do.
Chi intraprende il jiyu kumité prematuramente, senza aver praticato
sufficientemente i fondamentali, si troverà, prima o poi, ad essere superato da
chi si è allenato a lungo e diligentemente nelle tecniche di base. In breve, la
fretta reca danno.Non vi è altra alternativa
che imparare le tecniche e i movimenti fondamentali passo dopo passo, gradino
dopo gradino. Se poi si vogliono tenere competizioni
di Karatè, queste dovranno essere condotte nelle condizioni più adatte e con il
dovuto spirito. Il desiderio di vincere è controproducente perché porta ad una
perdita di serietà nell’apprendimento. Mirare ad una selvaggia esibizione di
forza e di potenza in gara è del tutto sconveniente. Quando
ciò avviene non vi è più cortesia nei confronti dell’avversario, cosa di
primaria importanza in ogni espressione del Karatè.
Credo che questo argomento offra
molti spunti di riflessione e di autoanalisi, sia agli istruttori sia agli
allievi”.
M° Masatoshi Nakayama
(1929-2004)
Cintura nera 10° Dan

Nato il 9
febbraio
All'età di quindici anni inizia la pratica del Karate presso la scuola Shotokan di Tokio.
Allievo diretto
sia di Gichin Funakoshi che
di suo figlio Yoshitaka, è uno dei pochissimi allievi
ancora viventi del M° Yoshitaka Funakoshi
Già uno dei più qualificati istruttori della Japan Karate Association, il M° Kase arrivò in Europa nel 1965 e da allora, dopo alcuni anni trascorsi in Olanda ed in Belgio, è sempre vissuto a Parigi
Qui si è subito
fatto apprezzare per le sue straordinarie qualità tecniche ed umane.
In quegli anni
Questa è una costante nella vita del M° Kase: quella di essere sempre tenuto fuori dalla politica sportiva, politica che invece ha spesso avvelenato l'ambiente del Karate Tradizionale
Egli
incarna l'amore per il karate cui ha dedicato la vita
La rettitudine
del suo comportamento, la lealtà verso gli amici e gli allievi, la profonda
umanità che lo contraddistingueva, facevano di lui un
punto di riferimento preciso per quanti amano il karate al di sopra delle
sigle, karate che ci viene direttamente da Gichin e
soprattutto Yoshitaka Funakoshi

Per i suoi allievi è l'espressione più alta del Karate Tradizionale.
Dalla sua figura traspare lo spirito più vero di questa meravigliosa arte marziale.
Da tutti è considerato un mito.
M. Mikio
YAHARA 8° Dan
Fondatore nel 2000 del KWF
Karatenomichi World Federation





